Pera

9 ottobre 2010

Questo è il nucleo della democrazia … Non è soltanto il governo del popolo, la democrazia; non è neppure soltanto il governo delle regole o della legge: è qualcosa di più difficile, ma anche di più esaltante. La democrazia è quel regime di governo che permette a chi si oppone di sostituire pacificamente chi prende le decisioni a nome della maggioranza. Per questo la democrazia o lo strumento della democrazia non è soltanto il voto, ma l’argomentazione, il discorso, il confronto. Per sostituire chi governa, prima di votare occorre confutare e criticare. Allo stesso modo per governare occorre argomentare e convincere (Fonte wikipedia).

Ho appena preso un nuovo libro: La visione scientifica del mondo di Russell. C’è la prefazione di Marcello Pera, scritta nel 1982, veramente molto bella. Sì. Marcello Pera l’ex presidente del senato del Berlusconi 2. Deputato e senatore prima del PSI di Craxi e poi di FI e PDL. Convinto giustizialista della prima ora. Ateo convinto poi redento da Benedetto XVI.

Volete sapere cosa penso di Pera? Uno che predica benissimo e come razzola ciascuno giudichi da sé. E’ il prototipo del Pagliaccio Politico Italiano (PPI?). Una cosa solo conta per un esponente pubblico. Non quello che dice. Quello conta solo nella misura in cui corrisponde effettivamente a quello che fa. Conta quello che fa e quanto mantiene delle promesse fatte. La caratteristica più importante di un politico è, o dovrebbe essere, la credibilità. Se un politico viene screditato diventa un pagliaccio. Ecco perché la politica italiana viene spesso definita un circo.

 

 

 

 

Approfondimenti a tema

16 gennaio 2010

E’ quel che si dice l’esercizio del potere finalizzato al potere.

Per converso, la prospettiva di un ritorno alle proprie occupazioni induce a mantenere un contatto sano con la società, a valutare oggettivamente le scelte senza perdere la prospettiva del cittadino che sale sull’autobus e acquista il pane e latte, a non considerare lo scranno un obiettivo di vita o di morte.

“No ai politici di professione” - La politica è ancora poco democratica e dallo spirito di servizio. Le Acli trentine se la prendono con la classe dirigente, in occasione della festa d’autunno a Borgo Valsugana. Il Presidente Arrigo Dalfovo ha ammonito chi fa politica per professione invocando il senso di responsabilità.

L’acqua calda

14 dicembre 2009

Ecco una ricerca seria. Per ogni sterlina guadagnata da un banchiere, la collettività ne perde altre 7. Per ogni sterlina guadagnata da un netturbino, la collettività ne guadagna 10. Ci voleva una ricerca per scoprirlo, vero?

Peccato che non abbiano anche valutato il costo dei politici italiani. E’ probabile che avrebbero scoperto che per ogni € che guadagnano ce ne mangiano 100. Esagero? Forse. Ma se ipotizziamo che ci costino, in salari e benefit, 100 milioni l’anno e che il debito pubblico aumenta, stima prudente, di 10 MILIARDI l’anno la proporzione è presto fatta. Dovremmo metterli tutti su un barcone e mandarli in Libia da Gheddafi. Li affonderebbe in acque internazionali, temo. O forse spero?

Prototipo di politico professionista

12 dicembre 2009

Massimo D’Alema

Figlio d’arte. Il padre Giuseppe è stato deputato per il PCI. Come vedete siamo già alla seconda generazione (e questo l’ho scoperto proprio ora anch’io!).

Già iscritto nella FGCI (federazione Giovani comunisti italiani) all’età di 14 anni. Si diploma al liceo classico e poi si iscrive alla normale di Pisa a filosofia. Non si laurea. Dopo i tafferugli del ’68 (di cui ebbe parte rilevanti insieme al compagno di merende Mussi), decide di non dare la tesi perché un noto comunista è diventato un pezzo grosso del suo corso di laurea. E’ evidente che tanto a lui la laurea per campare non serviva, infatti diventerà presidente nazionale della FGCI dal 75 all’80. Credo che se fossi andato a dire a Papà che non discutevo la tesi per un motivo del genere, Parkinson o no mi avrebbe fatto fare il giro della Lombardia. A calci nel culo!

Entra nel direttivo nazionale, torna in Puglia, impara a circuire le masse.

Che lavori svolge? Solo spulciando la pagina di wikipedia si scopre che è stato direttore di un giornale: l’unità alla fine degli anni ’80. Di certo per le sue mirabili doti di giornalista, non perché già da anni era membro del partito.

Eccolo: probabilmente non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Il lavoro come lo concepiamo noi non sa nemmeno cosa sia. E’ una pustola. Un pidocchio sanguisuga. Come molti altri, sia chiaro.

Spocchioso, arrogante, falso e scansafatiche. Il perfetto uomo politico.

Anche ladro e corrotto, a detta sua!

Finanziamento illecito ai partiti [modifica]

Secondo un’inchiesta di Panorama, nel 1985 Massimo D’Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, “re” delle case di cura riunite[8][9]. L’episodio sarebbe stato ammesso anche da D’Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: “Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema (…)”.[10] L’inchiesta sottolinea inoltre come all’epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa[11].

Costui avrebbe dovuto diventare Mr Pesc, ministro degli esteri dell’Europa unita. Se in Europa non l’hanno voluto e gli hanno preferito una contessa laburista il motivo è lapalissiano.

Questo personaggio è in dolce compagnia di tanti altri. I due capoccia della lega nord (Bossi e il suo cagnolino Maroni) sono dei cantanti mancati. Anche Bossi è un laureato mancato. Gli mancavano 11 esami alla laurea in medicina, nonostante dicesse alla prima moglie che usciva per andare in ospedale.

Tutti i personaggi di spicco dell’udc e del pd sono cresciuti sostanzialmente come il lider Massimo. Molti del centro destra, come Fini e gli ex AN; Bondi, come Bossi, ex FGCI. Altri volta gabbana come Mastella e l’ex radicale Capezzone che da segretario radicale diventa portavoce del pdl.

Berlusconi, il cosiddetto uomo nuovo della politica italiana, aveva la tessera del PSI, quella della P2 ed era un amico intimo di Craxi. Sparito Craxi e la sua protezione politica, per i suoi affari ha dovuto buttarsi in politica con tutte le scarpe. Così, dal politico di professione, finalmente abbiamo anche la politica delle veline e dei personaggi dello spettacolo. E’ evidente: al peggio non c’è proprio fine. Noi lavoriamo e li manteniamo. Loro non lavorano e ci schiavizzano.

Buon raglio a tutti!

La camera dei deputati

11 dicembre 2009

Una rappresentanza poco rappresentativa

I numeri si possono interpretare e confondere. Eppure se utilizziamo la camera dei deputati come campione della società italiana (la fonte è lo stesso sito della camera) dovremmo concludere che un italiano su due appartiene a una di queste 6 categorie (nell’ordine di numerosità):

Professione Numero Onorevoli % % cumulata
Avvocato 85 13,06% 13,06%
Dirigente 79 12,14% 25,19%
Imprenditore 73 11,21% 36,41%
Giornalista 63 9,68% 46,08%
Funzionario di partito 39 5,99% 52,07%
Docente universitari 39 5,99% 58,06%

Ovvero, la prossima volta che fate la coda al supermercato o alle poste date un’occhiata a chi vi sta davanti e chi è dietro. Almeno uno di loro due fa parte di una delle 6 categorie di cui sopra.

Non ci credete? Bene, nemmeno io. Certo ci sono 47 deputati classificati come “altro”, circa il 7,2%, e non possiamo sapere che lavoro svolgono; potrebbero essere casalinghe o magari operai. Casalinghe forse. Operai no. Alla voce operaio infatti ce ne sono 4 (pari allo 0,61 %). Per intenderci sono tanti quanti i militari di carriera. In effetti ho sempre sospettato che l’Italia fosse una nazione guerrafondaia, con tutte queste missioni di pace a cui deve partecipare!

Come è ovvio che l’Italia sia la patria del diritto e della legalità: alla camera ci sono 21 avvocati per ogni operaio e 2 magistrati per ogni operaio. Ci sono 16 giornalisti e 7 medici per ogni operaio. In compenso un solo farmacista ogni due operai.

L’Italia è una nazione fondata sul lavoro. Sulle fabbriche portate in Cina? Sul lavoro di chi? Di giornalisti, avvocati, docenti universitari, dirigenti non meglio specificati?

E’ arrogante sostenere, da parte dei politici di professione, che loro facciano i rappresentanti del popolo meglio del primo poveraccio che passa per strada. Quanto meno il dubbio a me resta, e probabilmente è un dubbio che hanno molti altri italiani. E’ un discorso qualunquista? Ovviamente sì. Il rappresentante dovrebbe essere anche una persona qualunque. Magari qualcuno che sa quanto costa un litro di latte o di benzina. Qualcuno che conosce cosa significa fare la coda per andare a lavorare o essere stipati come sardine su treni puzzolenti, sporchi e spesso in ritardo. Chi vota le leggi vota per tutti: mi sembra naturale che quindi sia più probabile che una persona del popolo meglio possa decidere se una certa legge è utile o no al popolo stesso.

Mi sta anche bene che il parlamento non sia esattamente uno specchio, statisticamente parlando, della nazione. Ma qui abbiamo rovesciato del tutto le proporzioni. Il parlamento italiano è fondato su gente che non produce e spesso non ha mai lavorato. I risultati sono fin troppo evidenti.

Se mai di gente preparata in materia ne abbiamo bisogno, ma ai vertici di comando: ai ministeri, agli assessorati e così via. Invece noi abbiamo dei ciucci incompetenti che prendono le decisioni, e un’oligarchia, non troppo diversa da una mafia a tutti gli effetti, a votare e proporre leggi.

Non sarebbe bello vedere per una volta Bossi, D’Alema, Fini e tutti gli altri lavorare in una forgia? O spandere letame per la Brianza? No. Prepariamoci a sopportare anche i loro figli…

Il cancro della democrazia

10 dicembre 2009

Il politico di professione

Il politico di professione è al di sopra del popolo che lo ha eletto. Facendo della sua attività politica il proprio lavoro, egli, a lungo andare, si trova in una condizione che lo isola e lo rende diverso dal cittadino medio. In questa condizione è quindi il meno indicato a votare le leggi per il popolo. Infatti con il passare del tempo gli interesserà solo fare di tutto per salvaguardare i propri privilegi più che il bene comune. Non ultimo, essendo così distante dai suoi concittadini non ne può più comprendere in prima persona i bisogni.

Una prima soluzione potrebbe essere quella di ridurre a due il numero massimo di mandati. Forse si dovrebbe addirittura fissare a due il numero massimo di mandati di rappresentanza in generale, ovvero cumulandoli fra tutti i tipi di rappresentanza possibile (parlamentare nazionale, europeo, consigliere regionale, provinciale o comunale). Questo obbligherebbe i politici a non fare i rappresentanti per più di un decennio.

Il vantaggio è ovvio, anche se i politici di lunga data potrebbero ribattere che ci vuole gente esperta per fare il loro lavoro. Esperta in cosa non lo dicono mai, anche se è intuibile.

Quello che invece deve essere esplicito fin da subito è che la fine del politico di professione è possibile solo se si prevede un rientro del rappresentante nella società e al lavoro precedente. Questo è possibile se il mandato non si protrae troppo nel tempo e se l’attività di rappresentante è, possibilmente, part-time.

Il politico, nella veste di rappresentante del popolo, di professione è un cancro per la democrazia (governo del popolo per gli amanti di etimologia). Infatti la classe politica, come la storia ampiamente dimostra in tutte le democrazie e pseudo democrazie, tende ad auto perpetuarsi. Con il tempo si conoscono tutti, si vogliono bene fra tutti. Fanno finta di litigare, ma sono sempre pronti a darsi una mano (vietare gli arresti piuttosto che le autorizzazione a procedere). Alla fine sono lì da tanto di quel tempo che anche il potere economico e finanziario, e spesso pure la mafia, li conoscono. Ne conoscono debolezze e segreti. Li possono ricattare in vari modi. Quindi si trovano nell’imbarazzante situazione di non essere liberi, nemmeno volendo, di fare il meglio per la società. L’unica cosa è cambiarli con sangue nuovo.

Certo. Credo che un partito basato su questa semplice idea sia al di là da venire…




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